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Scritto da il 14 Mar, 2013 in News, Partito, Politica | 0 commenti

De Luca: “Il Pd è nella palude burocratica. Per il governo dopo Bersani c’è Matteo”

De Luca: “Il Pd è nella palude burocratica. Per il governo dopo Bersani c’è Matteo”

Intervista a cura di Federico Monga, da “Il Mattino” del 14.03.2012

«Faccio fatica, ormai, a trattenere l’irritazione». Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca che durante le primarie del Pd ha appoggiato il segretario Pierluigi Bersani, prova a frenare il suo carattere impulsivo affidandosi a due giganti della letteratura. Gran parte dell’establishment del partito democratico lo riporta «alle Anime Morte di Nikolaj Vasil’evic Gogol». Per il quadro politico economico valgono invece i versi di Giuseppe Ungaretti: «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie».

Come vede il Pd oggi?
«Sono fra quelli che da sempre hanno parlato chiaro, combattendo le “anime morte” che a Roma vivono di burocratismo, di correntismo; che hanno segnalato limiti programmatici seri (sui temi della giustizia, delle professioni, della sicurezza, del Sud, della sbrurocratizzazione); che hanno criticato forme di comunicazione politica, più che preistoriche, demenziali».

La lezione del voto non è stata compresa?
«Mi ritrovo oggi a contemplare una situazione che mi indigna: sostegno di facciata al tentativo di Bersani; nessuna sia pur minima autocritica e apertura all’ascolto, “dibattiti” autoreferenziali lontani tanto dalla rabbia sociale, quanto dai temi dei ceti produttivi e professionali».

Cosa si sarebbe aspettato?
«Mi pareva doveroso, in questo momento, fare due cose: accompagnare con lealtà lo sforzo difficile di Bersani e cominciare da subito a compiere atti concreti, semplici ed efficaci, tali da metterci in sintonia con la società».

E invece?
«Vedo riproporsi dirigenti straconsumati, testimoni inamovibili dell’eterna palude burocratica del Pd. Le parole non valgono più nulla. Noi continuiamo a ritenere che, lanciata una proposta (quando c’è) il problema è risolto. Non è più così».

Come giudica gli otto punti di Bersani?
«Ci sono cose interessanti. Ma dal punto di vista comunicativo sono inutilizzabili. Oggi si richiedono concretezza e tempi stretti. Ha ragione Bersani a rilevare che non avevamo noi la maggioranza. Ma è onesto dire anche che è mancata convinzione e chiarezza».

Andiamo sul concreto.
«C’è una prima, radicale novità con cui fare i conti: le parole sono consumate, non valgono più nulla, ma soprattutto oggi si richiedono concretezza e tempi stretti. Sulle Province ancora oggi rinviamo alla modifica della Costituzione. Non va bene. È possibile da domani svuotarle di quasi tutte le funzioni. Gli eletti, poi, devono avere le stesse condizioni di vita dei cittadini normali. Propongo allora, in tutta Italia, che i gruppi del Pd nelle regioni decidano di parificare le loro retribuzioni a quelle dei sindaci. Chi non aderisce va fuori dal partito».

Si deve fare l’alleanza con i grillini?
«Guardo con rispetto al Movimento 5 Stelle. Apprezzo gli elementi di freschezza, la capacità di legarsi a battaglie concrete e ai territori. Inutile pretendere il “compito in classe” e la linearità delle posizioni. 5 Stelle ha intercettato una indignazione di massa, al di là delle coerenze, dei programmi, delle proposte, spesso inesistenti».

Il Pd come si deve comportare?
«La sfida è sulla concretezza, sul fare. Abbiamo scadenze reali che riguardano le famiglie come la Tares e l’Imu».

Grillo però, almeno a parole, non ci sta.
«Anche il Movimento 5 Stelle deve subito fare i conti con le contraddizioni interne, deve scegliere. E darsi uno stile. Non si cambia l’Italia con l’uso continuo di aggressioni verbali e di volgarità».

Non c’è il rischio che il Pd sia travolto correndo dietro a Grillo?
«Vedo troppi imbarazzi, troppa soggezione da parte nostra. Sono io che propongo la sfida del fare, della trasparenza, della moralità. Occorre pretendere rispetto per le esperienze di tanti che, nelle istituzioni, nei territori, buttano il sangue per le loro comunità, e senza la villa al mare e ai monti».

Cosa sta rischiando il paese?
«Mi preoccupa l’aprirsi di uno stillicidio di polemiche. Penso al Sud, ai rischi di rotture e rivolte sociali, alla diffusione di violenza nei quartieri, nei territori. È una sfida terribile. Con la guerra di tutti contro tutti siamo perduti. Davvero c’è da ricostruire dalle macerie. I tempi sono stretti. Dobbiamo fare fino in fondo il tentativo di dare qualche elemento di serenità e di fiducia a un paese smarrito e depresso, sottoposto a sollecitazioni e tensioni inaudite, che possono portare o a una rigenerazione della democrazia oppure a esiti di gravità inimmaginabile».

Quale ruolo può avere Renzi?
«Adesso bisogna sostenere il difficile tentativo di Bersani. Poi certo il sindaco di Firenze, piaccia o no, è il più accreditato per una prospettiva futura di governo. Credo che egli debba liberarsi dell’ossessione comunicativa. Un distinguo al giorno, una battuta, un’agenzia al minuto: questo crea irritazione, e non aggiunge nulla alla sua immagine. Non serve il “giovanilismo” come ideologia, né una posizione di “estraneità” e quasi indifferenza rispetto al destino del Pd».

Mi pare però anche lei chieda di scardinare il partito.
«Capisco il gioco “dentro-fuori” per intercettare più consenso di opinione, rispetto a un gruppo dirigente che appare, in larga misura, un muro di gomma impermeabile, autoreferenziale, sradicato dai territori. Bisogna, certo, cambiare tutto. Ma l’obiettivo è creare una forza politica snella, moderna, efficace ma non effimera, aperta ai movimenti, alle esperienze civiche che si esprimono nei territori. E poi, soprattutto, bisognerà chiarire su quale linea di politica economica si pensa di affrontare la crisi italiana e la crisi del Sud».

Quali devono essere i rapporti con il Pdl?
«È preoccupante il crescere di fratture e pregiudiziali. Proprio ora dovremmo tentare di far vivere un sentimento di patria».

Come giudica l’iniziativa dei parlamentari pidiellini al tribunale di Milano?
«L’ho osservata con sconcerto, così si rende complicata anche l’interlocuzione. Ma io continuo a considerare che un terzo degli italiani è collocato da quella parte. So che in queste condizioni è difficile».

Il rapporto tra politica e giustizia e’ un nodo irrisolto per il Pd?
«Dobbiamo evitare di apparire come il megafono dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’autonomia dei magistrati è un bene prezioso per i cittadini, da difendere con i denti. Ma proprio per questo dobbiamo evitare che l’azione giudiziaria si riduca, come spesso capita, al solo momento dell’accusa; che la carcerazione preventiva, prima di una sentenza di un magistrato giudicante, diventi abitudine; che magistrati entrati in politica possano tornare a fare i magistrati come se nulla fosse».

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