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Scritto da il 17 Dic, 2014 in Ambiente | 0 commenti

Il Sarno: tra bellezze e degrado

Il Sarno: tra bellezze e degrado

Carmela De Vivo, con Nico Criscuolo e altri, fa parte di un gruppo di giovani studenti universitari che ha approfondito le questioni riferite al Sarno e al suo territorio.
Ne pubblichiamo volentieri un contributo, ringraziando questi ragazzi della partecipazione alla manifestazione pubblica svoltasi a Torre Annunziata il 15 Novembre scorso.

Nicola Landolfi
Segretario Provinciale Partito Democratico

 

Il Sarno: tra bellezze e degrado

Furono gli Etruschi, secondo la leggenda, a coniare il nome “Sarno”, che etimologicamente significherebbe il “fiume dalle molte sorgenti”. È il fiume stesso che ha dato il nome all’intera valle, che per la sua fertilità fu il cuore della  Campania Felix degli antichi poeti latini. Oggi, invece, a distanza di secoli il Sarno è tristemente famoso come il fiume più inquinato d’Europa. Che cosa abbiamo fatto per meritaci questa reputazione? O forse la domanda è un’altra: che cosa non è stato fatto per evitare questa catastrofe ambientale?
Risale al 1972 la lunga storia del disinquinamento del Sarno, quando il CIPE con una delibera, avvia il programma per il risanamento del Golfo di Napoli, in seguito alla costatazione dello stato di degrado del fiume e del mare. Nello stesso periodo scoppia l’epidemia di colera. Il primo caso si registra a Torre Annunziata e incredibilmente l’ Italia e il mondo scoprono che larga parte dei comuni sono senza fogne e sistemi depurativi. Nel corso degli anni la burocrazia troppo lenta, le mancate integrazioni finanziarie e operative non hanno permesso la realizzazione di opere concrete per avviare un processo di recupero ambientale. È sconcertante come i provvedimenti presi, incluso il “Grande Progetto Sarno” mirino semplicemente alla creazione di opere ingegneristiche come la realizzazione di vasche di laminazione, piuttosto che l’attuazione di opere di bonifica.
 Un altro grave problema, sempre più sottovalutato, che flagella il fiume è l’inquinamento dei suoi affluenti  minori Solofrana e Cavaiola  la cui confluenza avviene nell’abitato di Nocera Inferiore. Le sorgenti del torrente Solofrana, che nasce in località Sant’ Agata Irpina, sono ormai quasi completamente esaurite; attualmente è un torrente superficiale alimentato dagli scarichi delle concerie del posto, da quelle del polo industriale di Mercato San Severino, Fisciano e Castel San Giorgio. Il torrente Cavaiola che nasce a Cava de’ Tirreni , ormai è quasi completamente cementificato e anch’esso alimentato esclusivamente da scarichi urbani e industriali : insomma delle vere e proprie fogne a cielo aperto! Il motivo? Gli impianti di depurazione riferiti al bacino idrografico del Sarno sono solo sei e dovrebbero servire una comunità di oltre 700000 abitanti. E mentre chi di dovere si cimenta nell’approvazione di opere ingegneristiche che verranno come sempre abbandonate a se stesse, composti inorganici, cianuri liberi, fitofarmaci, diossine e amianto finiscono nel nostro fiume, compromettendo la salute di noi cittadini. È chiedere tanto rispettare la legge? Quella stessa legge che prevede la presenza di impianti di depurazione e strutture fognarie, purtroppo inesistenti. Non bisogna meravigliarsi allora se in Campania in particolare nell’agro nocerino sarnese  si registra un tasso  elevatissimo di mortalità per tumore. “L’uomo è ciò che mangia ” diceva il filosofo Feuerbach. Purtroppo sulle nostre tavole finiscono proprio quei prodotti della terra spesso “concimata” dalle acque putride del fiume in piena durante la stagione invernale. E oggi nel ventunesimo secolo,  non è possibile pensare di voltare lo sguardo altrove quando è la salute e il benessere dei cittadini ad essere in pericolo. È necessario, dunque, restituire dignità ad una risorsa che qualifica un pezzo importante di territorio campano , in passato teatro di suggestive narrazioni di grandi poeti e scrittori. A tal proposito, bisognerebbe sempre tener presente le parole sagge degli Indiani d’America , rispettosi della natura e dell’ambiente in cui vivevano: ” Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato , l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.”

Carmela De Vivo
Nico Criscuolo

 

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