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Scritto da il 19 Set, 2013 in News, Partito, Politica, Sanità | 0 commenti

Ospedale Agropoli: interrogazione parlamentare PD

Ospedale Agropoli: interrogazione parlamentare PD

Lunedì 1 luglio 2013, seduta n. 43

Interrogazione a risposta orale 3-00120 presentato da CAPOZZOLO, TINO IANNUZZI, BONAVITACOLA, VALIANTE.

Al Ministro della Salute. — Per sapere – premesso che:
dopo le numerose sollecitazioni della comunità territoriale, che lamentava una carenza dei servizi sanitari soprattutto per la gestione delle emergenze-urgenze, nel 2004 è stato inaugurato l’ospedale civile di Agropoli;
al momento della sua attivazione, il presidio ospedaliero di Agropoli poteva vantare, oltre ad un pronto soccorso, i reparti di allergologia, cardiologia, chirurgia generale, ortopedia, terapia intensiva, coronarica, rianimazione e astanteria;
tuttavia, già dai primi anni diventò palese che il piano organizzativo preliminare dell’azienda ospedaliera non era stato adeguatamente sviluppato e che la struttura evidenziava già alcune carenze, sia inerenti alle strutture sia al personale;
nel 2008 con la legge regionale n. 16 del 2008 si stabilivano le misure straordinarie per la riorganizzazione e riqualificazione del servizio sanitario regionale e, in tale contesto, il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal deficit sanitario deliberò l’uscita definitiva del presidio ospedaliero di Agropoli dalla rete dell’emergenza;
successivamente, con l’emanazione del decreto commissariale n. 49 del 2010, recante i princìpi e le direttive per il riassetto della rete ospedaliera e territoriale, fu confermata la decisione presa con la precedente legge regionale n. 16 del 2008 e venne decisa la conversione dell’ospedale di Agropoli in centro ambulatoriale ad indirizzo oncologico e struttura residenziale per le cure palliative;
la giunta, regionale, preso atto dell’enorme passivo dell’Asl di Salerno, con la delibera n. 90 del 7 marzo 2011, decise di reiterare la gestione commissariale del dell’Asl, nominando come nuovo commissario straordinario il dottor Antonio Squillante;
la delibera in esame demandava espressamente al nuovo commissario il compito del superamento delle criticità emerse nella precedente gestione, con particolare riferimento al processo di accorpamento dell’azienda, mettendo in evidenza i diversi punti di criticità dell’Asl di Salerno;
in particolare:
a) l’elevato squilibrio economico finanziario;
b) il considerevole ammontare dei pignoramenti in essere;
c) difficoltà nell’adozione di provvedimenti di integrazione delle procedure e dei ritardi nella ricognizione della consistenza economico-patrimoniale;
d) criticità nell’ambito delle attività di aggiornamento dei nuovi ambiti territoriale distrettuali;
con la deliberazione n. 640 del 30 giugno 2011 per la pianificazione attuativa aziendale, la Asl di Salerno confermò la conversione della struttura ospedaliera di Agropoli in day service (struttura per prestazioni ambulatoriali complesse). La delibera, inviata alla regione per la convalida, fu approvata con decreto commissariale n. 73 del 24 ottobre 2011;
in un secondo momento la Asl di Salerno fece richiesta alla regione di modificare la riconversione. Nello specifico, la Asl raccomandò alla regione di non procedere con la riconversione precedentemente annunciata ma di dare luogo all’accorpamento della struttura di Agropoli, insieme ad altri presidi, nell’unico ospedale di Valle del Sele;
la richiesta, accolta dalla regione, fu approvata con decreto commissariale n. 73 del 24 ottobre 2011;
il 26 marzo 2013 la direzione della Asl di Salerno, allo scopo di rendere operativo il decreto n. 49 della regione, con il provvedimento n. 1947 deliberò la cessazione immediata di tutti i ricoveri, il trasferimento di tutti i pazienti e la contemporanea sospensione del servizio di radiologia e laboratorio di analisi. L’attuazione delle predette disposizioni sarebbe dovuta avvenire con decorrenza dal 2 aprile 2013 per terminare non oltre la data del 15 aprile;
secondo il Piano di edilizia sanitaria regionale, la struttura ospedaliera della «Valle del Sele», dovrebbe essere operativa non prima di circa 7 o 8 anni dall’avviamento dei lavori ma, allo stato dei fatti, i lavori di costruzione sono lontanissimi dall’inizio mancando ancora la progettazione finale ed ancor di più i finanziamenti necessari;
al momento, pertanto, l’ospedale di Agropoli rimane l’unico presidio ospedaliero raggiungibile dai comuni interessati in tempi ragionevoli, che oscillano tra i 30 e i 45 minuti. La sua dismissione determinerebbe tempi di percorrenza verso gli altri nosocomi limitrofi notevolmente superiori, che abitualmente superano i 60 minuti, fino ad arrivare a punte di 94 minuti. Tempi che potenzialmente possono mettere a rischio la salute e la sopravvivenza stessa dei malati, con un gravissimo pericolo per le intere comunità;
avverso il provvedimento aziendale n. 1947, il comune di Agropoli presentò immediatamente un ricorso al Tar della Campania, ottenendo le misure presidenziali cautelari;
il 5 giugno 2013 il Tar della Campania, dopo aver valutato la documentazione richiesta alla Asl, ha respinto l’istanza del comune;
il sindaco di Agropoli, contestualmente, ha dichiarato di voler proporre al Consiglio di Stato appello alla decisione cautelare del Tar Campania;
durante la trasmissione «Porta a Porta» andata in onda il 6 giugno 2013, l’ex commissario straordinario della Asl di Salerno, colonnello Bortoletti, ha dichiarato che all’atto di conferimento del suo incarico la Asl di Salerno aveva un passivo di 250 milioni di euro all’anno, che nel primo semestre dal suo insediamento la gestione era in attivo di 11 milioni e, soprattutto, di aver lasciato l’incarico in attivo;
l’attuale commissario dottor Antonio Squillante, in merito alle esternazioni dell’ex commissario Bortoletti, ha sostenuto che le cifre divulgate non corrispondono al vero e che i bilanci evidenziano una diversa situazione che non trova corrispondenza con quanto dichiarato dal colonnello Bortoletti;
occorre appurare la reale situazione legata alla gestione economico-finanziaria dell’Asl di Salerno, nell’interesse pubblico della comunità;
lunedì 10 giugno 2013 il comitato cittadino «Salviamo l’ospedale», al fine di scongiurare l’attuazione del provvedimento di dismissione emesso dalla Asl di Salerno, ha occupato pacificamente la direzione sanitaria l’azienda ospedaliera di Agropoli;
parimenti, il sindaco di Agropoli ha promosso un tavolo di coordinamento con tutti i sindaci dei paesi limitrofi che si appoggiano all’ospedale di Agropoli, concordando una mobilitazione straordinaria per venerdì 14 giugno, davanti la sede della direzione della Asl di Salerno;
in concomitanza con tale avvenimento, il sindaco Franco Alfieri, in data 10 giugno 2013, ha emesso un’ordinanza comunale per mantenere la continuità assistenziale del presidio di Agropoli fino al 20 giugno, data in cui la Asl ha previsto l’attivazione della postazione PSAUT (attività di primo soccorso ambulatoriale territoriale);
tale postazione PSAUT è ben lungi dall’essere in concreto attivata e quindi da poter divenire effettivamente operativa fra qualche giorno;
il direttore dell’Asl di Salerno a sostegno della deliberazione n. 1947, avrebbe dichiarato che la chiusura dell’ospedale risulta una scelta obbligata, poiché l’ingente passivo di bilancio non consentirebbe altrimenti di mantenere in vita la struttura ospedaliera;
sarebbe fondamentale nel rapporto istituzionale con la regione Campania e l’Asl di Salerno assumere iniziative in merito alla situazione dell’ospedale civile di Agropoli, per chiarire se la decisione di chiudere il nosocomio agropolese sia supportata da valide motivazioni, riscontrabili nel piano di riorganizzazione e riqualificazione del piano sanitario regionale;
ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione che individuano la tutela della salute come materia legislativa concorrente tra Stato e regione, occorrerebbe accertare se con la chiusura dell’ospedale di Agropoli, la popolazione stanziale e quella concernente la migrazione turistica durante il periodo estivo, possano incorrere in gravi e reali pericoli alla salute causati dalla carenza di una rete di assistenza ai malati; difatti difetterebbe ogni idoneo punto di primo soccorso per la gestione delle emergenze-urgenze;
invece la popolazione dei paesi serviti dall’ospedale di Agropoli sarebbe fino alla effettiva costruzione e attivazione dell’ospedale della Val di Sele, per la quale ogni previsione è assolutamente impossibile, privata dei servizi sanitari essenziali che lo Stato deve garantire ad ogni cittadino a tutela del diritto fondamentale ed inviolabile della salute delle persone, che verrebbe ad essere ivi gravemente compromessa –:
se il Governo non intenda verificare, anche per il tramite del Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal deficit sanitario, se esista la possibilità di una compromissione dei livelli essenziali di assistenza nel territorio a seguito della chiusura dell’ospedale di Agropoli con conseguente grave pericolo per la salute delle persone. (3-00120)

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