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Scritto da il 9 Lug, 2014 in Segretario | 0 commenti

Uniti, per tornare a vincere. Intervista al segretario provinciale Nicola Landolfi

Uniti, per tornare a vincere. Intervista al segretario provinciale Nicola Landolfi

di Maria Rosaria Vitiello.

A otto mesi dall’inizio del suo secondo mandato alla guida della segreteria provinciale, è possibile tracciare un bilancio sommario? A che punto è del suo lavoro e della sua nuova segreteria?

“E’ un bilancio positivo. Abbiamo vinto le amministrative e siamo per la prima volta il primo partito della provincia di Salerno. C’è un gruppo dirigente giovane, nuovo e motivato che, se lavora con semplicità e umiltà, nei prossimi anni,  può essere parte di una nuova classe dirigente istituzionale”.

Dopo il congresso provinciale, subito al lavoro per altri appuntamenti elettorali: il congresso regionale di febbraio, le europee e le amministrative di maggio. Queste tappe le hanno fatto registrare qualche deviazione rispetto al percorso delineato inizialmente?

“Abbiamo perso tempo da ottobre a febbraio perché abbiamo fatto votare la nostra gente quattro volte. Una procedura congressuale demenziale, che ci ha sfiancati e ci ha fatto fare anche degli errori”.

Dopo il successo alle elezioni europee del Pd, si può dire che il partito abbia recuperato, almeno in parte, a livello nazionale, il gap nel rapporto con le persone e i territori?

“Siamo di nuovo un punto di riferimento, una speranza, per un paese che stenta a riemergere da una crisi pesante e dolorosa. La politica è soprattutto speranza. E Renzi l’ha saputa trasmettere. Ora per lui, e per tutti noi, come sempre, c’è la prova dei fatti. Se sapremo ‘governare per risultati’, coerenti e conseguenti con le cose che abbiamo detto, quel gap sarà colmato definitivamente”.

La politica ha riacquistato la sua credibilità? Il voto di protesta può essere ancora un temuto antagonista?

“No. La politica non ha ancora recuperato il rispetto della gente. Le vicende del Mose, l’ultima in ordine di tempo, e tante altre, ci dicono che la strada da fare è ancora tanta. Il voto di protesta, spesso, si traduce in astensione. Altre volte, come nel caso della Lega negli anni ’90, diventa una forza politica strutturale. M5S, mi pare, che abbia caratteristiche tali da trasformare l’ ‘antagonismo’ in una forza politica che ‘resta’ ”.

Lei pensa che il confronto con il M5S sia possibile e, soprattutto, possa essere costruttivo?

“La politica, come soleva dire Aldo Moro, è l’arte del confronto. Per confrontarsi, però, bisogna essere in due, sennò si abbaia alla luna. Anche il M5S è chiamato ad entrare nell’ ‘età adulta’. E se vorrà dialogare, come per certi versi pare stia accadendo, noi non ci dovremo ritrarre”.

Legge elettorale. Il segretario Landolfi dice sì o no alle preferenze?

“Sono contrario alle preferenze. Specie al sud si vota con la pancia e conta il potere dei soldi. Chi ne ha di più, investe di più, specie se gli stipendi dei parlamentari e dei consiglieri regionali restano invariati. Per me, tutto si tiene. Non sono il Presidente del Consiglio, ma credo che nelle Repubbliche parlamentari come le nostre, nella situazione istituzionale data, il sistema migliore,  alle politiche, resterebbe quello del maggioritario di collegio. Così come si configura, invece, il quadro attuale, mi pare si vada verso le preferenze. Vedremo”.

Sulla segreteria regionale, quali ritiene possano essere le motivazioni alla base della marcata dilatazione dei tempi per la composizione degli organismi dirigenti?

“Non c’è l’accordo sul Presidente dell’Assemblea, questa è la motivazione ufficiale. Però, non voglio essere diplomatico: credo ci sia stata una sottovalutazione del ruolo del partito regionale fin dalle politiche del 2012. Ce la trasciniamo ancora. Ed è uno dei motivi del ritardo e della debolezza del nostro lavoro di preparazione in vista delle Regionali”.

La sfida delle elezioni regionali del 2015 sarà un banco di prova importante per la provincia di Salerno. L’opposizione alla giunta Caldoro è stata debole in questi anni, se non addirittura assente. Quali sono i temi concreti sui quali il Pd intende sfidare il centrodestra che governa a Palazzo Santa Lucia?

“L’unico posto in Campania dove c’è stata l’opposizione è stata la provincia di Salerno. In questo siamo stati, perfino, un centro di propaganda e di iniziativa regionale. Più inconsistenti, invece, in Consiglio ma, anche questo, per un’inconsistenza di iniziativa più generale che il partito regionale ha messo in campo. Mi pare che Assunta Tartaglione stia tentando di invertire la tendenza. Questo lavoro va incoraggiato e accompagnato”.

E’ partito il toto nomi e la corsa per le candidature alla Regione. Ci sciolga l’arcano: le liste sono già pronte o c’è stata la fuga in avanti di alcuni?

“L’unica corsa che ci interessa per ora è quella relativa al Presidente, al nostro candidato. Le altre, sono probabili, possibili o inventate. Sul mio taccuino non ci sono nomi, per ora, tranne gli uscenti che vorranno ricandidarsi, senza essere incompatibili o per scelta personale. Pensiamo al candidato Presidente, il resto, per ora, è noia”.

Con i risultati delle amministrative, il Pd è tornato ad essere la prima forza politica della provincia di Salerno, assicurandosi il 75% dei sindaci. Un dato che può avere la forza necessaria per recuperare la maggioranza sul piano provinciale, dopo il dominio incontrastato del centrodestra?

“Siamo di nuovo maggioranza, dopo un dominio fatto solo di numeri, da parte di una destra improvvisata e inconcludente. Ma bisogna continuare a lavorare perché non siamo in Romagna. La nostra provincia è moderata, governativa. Il Partito Democratico non si può permettere di essere solo più forte: ha anche il dovere di essere migliore”.

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